Il tesoro della Sierra Madre

"Nei Paesi democratici non si rivela il carattere violento dell'economia, così come nei paesi autoritari non si rivela il carattere economico della violenza" Brecht

Archivi

oggi
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004

 

Bottoni

Contatore

visitato *loading* volte

 
lunedì, 27 settembre 2004
Recensione

Giulio Ferroni. Machaivelli, o dell’incertezza. La politica come arte del rimedio, Donzelli 2003.

L’intento sul quale si fonda il saggio di Giulio Ferroni, è quello di tornare all’istanza più genuina del discorso politico del Machiavelli, al di là delle continue deformazioni e strumentalizzazioni cui è stato sottoposto nell’Europa moderna., riabilitare il senso profondo di un pensiero poliedrico, “solcato in ogni momento da un senso fortissimo di contraddizione” (pagg.11), superando l’alternarsi di interpretazioni che lo hanno cristallizzato dentro le astratte categorie del positivo e del negativo. L’analisi dell’autore, nel capitolo iniziale, prende subito le distanze, tanto dalle interpretazioni corrive che sfociano nel machiavellismo, le quali ci forniscono un’immagine stereotipa del Machiavelli come maestro del potere, di cui si è avvalsa fittiziamente la Realpolitik del xx secolo, tanto dal pensiero crociano, che ha veduto nel realismo politico del segretario fiorentino un’insanabile scissione tra etica e politica. Il Ferroni non da credito a questa insanabile aporeticità tra la sfera politica e morale, ma piuttosto ad un conflitto tra due etiche, quella della polis e della virtus repubblicana, che agisce nella realtà effettuale, e quella cristiana proclive al trascendente. Machiavelli è esponente della morale comunale fiorentina, uomo del sapere pratico, che non intende fondare un pensiero sistematico, perché non rispondente alle urgenze del presente. Nel Principe e ne I Discorsi, traccia una fenomenologia dell’umano che mutua tanto dai classici, quanto dall’universo popolare e borghese della sua Firenze, come se si muovesse , scrive Ferroni, su un doppio fronte, tra lo spazio “basso” dei rapporti quotidiani e quello “alto” della cultura classica (pagg.75). Elementi di questo sapere pratico, sono la costitutiva malignità dell’uomo, l’ambizione, la perenne scontentezza . Questi “guasti” antropologici possono spingere nel baratro dell’errore, dell’illusione , questa limitatezza dell’umano insidia la lucidità e induce a non saper far fronte alla fortuna, che è, per il fiorentino, in questo precorrendo per certi versi Nietzsche, fondo oscuro e inpadroneggiabile dell’esistente , non riducibile a un sapere sistematico. Cosa deve fare, dunque, il politico savio e prudente?. Per Machiavelli, sottolinea Ferroni, la virtù del politico, che si differenzia dal vulgo immerso nell’incoscienza, sta proprio nel leggere nel fondo della contraddizione umana, sta nello smascherare la natura “doppia” del reale, nel farsi carico del passato con i suoi errori, nel limitare gli impeti della fortuna, e se necessario secondarla. Come osserva Michele Prospero ne Il Realismo Politico, Machiavelli è un pensatore della crisi, ed è proprio dentro questa crisi che urge creare un ordine, che però non è mai immutabile. La kpisis ,aggiungiamo noi, in una delle sue accezioni è già risoluzione, rimedio. Il rimedio, secondo il Ferroni, è in Machiavelli la categoria intorno alla quale deve ruotare la prassi politica, atteggiamento di sapiente difesa, che si oppone all’incertezza, all’incipiente rovina, all’ineluttabile deterioramento delle istituzioni politiche. Nell’ultimo capitolo il nostro autore si dedica a mostrare come la lezione di Machiavelli si imponga alla riflessione contemporanea, come le sue osservazioni sull’illusione e l’apparenza siano strumento di comprensione della società dello spettacolo e della comunicazione di massa, come il suo approccio del rimedio possa essere applicato nel contesto politico del presente, segnato da imperialismo globale e fondamentalismo, da disastri ecologici, dalle grandi questioni sollevate dalla scienza e dalla tecnica. Dunque, nella sua “inattualità”, la lezione del Machiavelli, diventa oggi uno “stimolo essenziale a guardare spregiudicatamente alle contraddizioni dell’attuale orizzonte della civitas planetaria” (pagg.135).

Da "Nuova civiltà delle macchine", Rai Eri.

Mario Lucio G.

Postato da: Mariolucio a 19:02 | link | commenti (24) |

domenica, 12 settembre 2004
Le chiavi di casa

Ieri sera sono andato a vedere l'ultimo film di Gianni Amelio, "Le chiavi di casa".

Paolo è un quindicenne andicappato, a causa di complicazioni sopravvenute durante il parto, in cui la madre perse la vita. Suo padre, Gianni (Kim Rossi Stuart), lo abbandonò appena nato, non riuscendo ad accettare la morte della moglie e la nascita di un figlio che non fosse "normale", lasciando che a crescerlo fossereo gli zii. Dopo quindici anni, però, questi riescono a convincere Gianni ad accompagnare Paolo in un opsdedale di Belino per delle terapie.

Berlino è una città, impersonale, algida, un pò come è Gianni all'inizio, che non riesce a superare la vergogna per un figlio andiccappato. A risveglire in lui la voglia di essere pienamente padre, ma anche di raccontarsi, di conferire significato ad un passato rimosso, da cui è ancora soverchiato, un passato fatto di sensi colpa, sarà l'incontro con Nicole in ospedale, madre di una ragazza con problemi molto gravi. E' a questo punto che Gianni comprende che il figlio non ha bisogno di una terapia ospedaliera, ma ha bisogno solo dell'affetto di un padre che non ha mai avuto. Fortemente simbolico è la sequenza in cui decide di buttare in mare il bastone del ragazzo, dicendogli che d'ora in poi si sarebbe appoggiato a lui. Il film si conclude in Norvegia. I paesaggi nordici, sono adatti a fare da sfondo al dramma di un uomo che ha una disperata voglia di recuperare il tempo perduto, e della sua impotenza dinanzi all'handicap di suo figlio. Nicol glielo aveva preconizzato, che in futuro sarebbe stato lui a soffrire e non Paolo, perchè la sua malattia lo avrebbe difeso.

Il film si conclude con Gianni in lacrime, dopo essersi reso conto dell'inutilità di un rimprovero ad un figlio incapace di comprendere, e Paolo che lo consola. Quello che Amelio vuole rappresentare qui, non è un semplice scambio di ruoli, non vuole palesare solo l'impotenza di un genitore, ma segnare anche, drammaticamente, il paradosso dell'esitenza di un padre e di un figlio legati da un forte legame affettivo, eppure, allo stesso tempo, così inestricabilmente distanti. L'amore di Gianni non basta a colmare la distanza tra due mondi paralleli. Il padre potrà solo seguire suo figlio, soffrendo, cercando di difenderlo dai pericoli, e viceversa il figlio potrà percepire solo l'amore del padre ma non il senso del suo dolore.

Postato da: Mariolucio a 11:06 | link | commenti (14) |

sabato, 11 settembre 2004
...flusso di sconclusionate impressioni di viaggio...

Barcellona l'ho girata in lungo e in largo, ho consumato le suole...Barcellona è una bellezza vitrea, tu la insegui per i vicoli, per le strade ma lei non si concede mai...una donna che si lascia guardare, ma non offre mai le labbra....Barcellona è un enorme catalago di fogli colorati....A Barcellona tutto è al suo posto, acribicamente predisposto....Alla Boqueria, il mercato più famoso di Barcellona, ci sono sempre le stesse cose, divise con cura maniacale... la verdura e la frutta sono lucidate, ogni micro-sezione di bancarella ha un colore...Al ristorante Coquito sulla Ramblas, il pesce in esposizione è diviso sempre nello stesso modo...Le donne Catalane sono belle ed algide, come Angela... le donne catalane non sono come le castigliane.... Le Ramblas vomitano a getto continuo turisti, provenienti da ogni latitudine, ma in ciò non c'è confusione, né il senso di un'orda primordiale... anche nell'andare e venire di gente c'è una segreta regolarità che solo l'occhio esperto può cogliere...Barcellona non è l'America latina...A Barcellona ho visitato casa Battlo, la Pedrera, La Sagrada Faimilia, lo stile di Gaudì mi è indifferente....La Cattedrale della croce è un mirabile esempio di gotico, è esorbitante, tronfia... A Barcellona si mangia solo la baguette, non c'è altro pane, e nei bar ci sono sempre arance da spremere... io amo il succo d'arancia appena sveglio....A Barcellona non si trovano penne nei tabacchi...Barcellona è afflitta da un borghesismo scostante....A Barcellona all'una i locali chiudono...Ho mangiato specialità basche, le adoro, mi fanno impazzire...Barcellona avrei voluto vederla con Teresa, con i suoi occhi di bimba...Teresa, mi manca...Ho visitato il museo d'arte contemporanea a Barcellona, mi sono perso nell'assurda, impavida impresa di composizione e ricomposizione delle forma, mi sono perso cercando di superare la frammentazione del contingente per giungere ad una prensione unitaria...e poi intrecci di sovra-impressioni filmiche nella mia testa...ma il museo di arte contemporanea è un non-luogo, non ero a Barcellona.... All'esposizone Picasso ho conosciuto un uomo, profilo francese, il periodo blù il suo preferito...mi ha offerto da bere....sublimato piacere localizzato nel palato...In un locale vicino piazza del Pì ho chiesto al camerire di mettere su il mio cd di Paolo Conte...agli uomini piaceva molto, le donne volevano ascoltare cose melliflue..."Le donne sì a volte sono scontrose, o forse han voglia di fare la pipì". ...A Barcellona ho conosciuto L. ... L. è sola a Barcellona perchè non è fatta per quella città... L. ha bisogno di sicurezza... L. è aggressiva, ha paura del giudizio del mondo... L. ha voglia di sognare, ma ha bisogno di qualcuno che l'accompagni nei suoi sogni.... L. ha un bel seno... L. è molto abile... A Barcellona ho conosciuto C...e poi ho conosciuto D. . D. è delicata e timida, misurata negli atteggiamenti, ma credo lo sia per esercizio... ho l'impressione che nel suo animo alberghino moti contrastanti...D. con pochi gesti sa arabescare complesse geometrie di pensiero, ma il suo dire è semplice e sfumato...D. è una di quelle donne che al primo giorno ti seduce, al secondo ti innamora e al terzo sei già a soffrire come un cane...D. non ha nulla a che vedere con Bacellona, ma per fortuna vive a Barcellona...

A Barcellona non tornerò mai più, o ci tornerò solo per inseguire un amore, perchè Barcellona è una città senza grembo, perchè Barcellona è bella ma non mi chiama...

Postato da: Mariolucio a 11:51 | link | commenti (6) |

mercoledì, 01 settembre 2004
Conversazione tra due futuri amanti

Lei: Marcuse parla di individui con una coscienza precostituita...il pensiero unidimensionale rende gli individui incapaci di rovesciare l'ordine stabilito delle cose...chiaro? (lui la guarda trasognato)

Lui: si (insicuro)

Lei: Ti vedo assente

Lui: No, sono qui (accenna un sorriso)

Lei: C'è qualcosa che non va?

Lui: no tutto bene...e tu pensi di essere influenzata dalla società o di essere libera?

Lei: Non saprei dire se il nostro ego è una costruzione culturale o sia indipendente...o forse tutte e due...non credo che ci sia una libertà assoluta

Lui: una risposta che non è una risposta, è una risposta arguta (sorriso sardonico)

Lei: Mi prendi in giro? (sorride. lo indica)

Lui: Preferirei non rispondere

Lei:(risata ironica) simpatico...ma tu hai sempre tutto chiaro invece?

Lui: non sempre; ma forse adesso si (tono deciso la guarda negli occhi)

Lei: E..perchè adesso si?

Lui: perchè non c'è bisogno di spiegarlo (si guardano fissi negli occhi)

(pausa)

Lui: ci vediamo domani

Lei: ...ci vediamo domani (guarda in basso)

Postato da: Mariolucio a 23:53 | link | commenti (12) |

martedì, 31 agosto 2004

Per fortuna che c'è quel simpaticone di Micheal

Postato da: Mariolucio a 11:43 | link | commenti (7) |

lunedì, 30 agosto 2004
Preoccupazione

Domani si apre la convention repubblicana e sono sinceramente preoccupato. Nonostante la grande manifestazione pacifista guidata da Moore e dal reverendo Jackson, Bush è in vantaggio di due punti nei sondaggi. George ha già fatto il pieno dei voti ultra conservatori, antiabortisti, omofobi, razzisti, giustizialisti, ed ora va in cerca del voto moderato. La cosa che mi preoccupa è che per raggiungere questo scopo si farà aiutare da un uomo che ha molto peso sull'elettorato americano, il sindaco Giuliani. Sarà lui domani ad aprire la convention. Giuliani, non è solo un laico, progressista, ma è anche, agli occhi dell'America, il leggendario sindaco di New Yorrk che ha dato grande prova di sé dopo l'attentato alle Torri. Poco tempo fa un professore di relazioni internazionali, americanista per formazione, mi ha detto che non bisogna dar troppo credito ai sondaggi di opinione negli USA, perchè l'opinione pubblica americana è schizzofrenica. Speriamo sia la verità, ma non siamo che all'inizio della campagna elettorale, e Bush ha dalla sua parte anche il solito astuto giochetto di alzare la tensione, di agitare lo spettro di Osama. Quello che più mi spaventa apprendere, dalla lettura di alcuni giornali, è che negli ambienti neo-con, nonostante la situazione iraquena, serpeggia sempre più forte la voglia di continuare sulla strada della guerra preventiva e attaccare l'Iran.

Postato da: Mariolucio a 18:11 | link | commenti (8) |

domenica, 29 agosto 2004
Io come mio padre

E' da ieri che cerco di chiamare all'estero con una scheda internazionale tim. E' da ieri che una vocina registrata mi dice di premere il tasto uno del mio telefono se voglio scegliere l'opzione lingua italiana; puntualmente, compiuta la semplice operazione, si interrompe la comunicazione...Mi sembro tanto mio padre a dire questa frase:"Non c'è nessun rispetto per il consumatore!".

Postato da: Mariolucio a 17:05 | link | commenti (1) |

venerdì, 27 agosto 2004
Provateci voi

Baldoni è stato definito in questi giorni da Libero, "amico dei terroristi", "pubblicitario in giro a riempire fogli di sogni rivoluzionari", "un turista per caso". Io non riesco a commentare, provateci voi.

Postato da: Mariolucio a 14:30 | link | commenti (7) |

mercoledì, 25 agosto 2004
Lasciatelo in pace

Vedere il calvario che sta risalendo Diego Armando Maradona, mi incute molta tristezza. E'stato il mio idolo di quando ero bambino, il Michelangelo del pallone. Ma non è per questo che mi sento in dovere di parlarne ora. Non è certo stato un uomo forte, è sempre stato affetto una sindrome infantile, ma il circo mediatico che gli ruota attorno, ormai da anni, ha superato ogni limite di decenza. Come ci ha ricordato Gianni Minà in uno speciale su la 7, attorno al giocatore si è creato una continua speculazione sulla disgrazia. A molti sembra piaccia partecipare al giochetto mediatico del pro e contro Diego, così l'opinione pubblica si spacca tra chi lo compiange," il poveretto", e chi non nutre pietà contro il "drogato". Ma Maradona non ha bisogno né di essere compianto, né di essere insultato, solo di essere lasciato in pace. Per questo ieri sera ha annunciato ad una televisione Argentina di volersene tornare il più presto possibile a Cuba, dove non ci sono giornalisti rapaci a caccia di scoop.

Quante né abbiamo dovute vedere!, quanta immondizia televisiva, quanto perbenismo inutile!Come quando era a Bueinos Aires in ospedale, e tranquillamente i suoi spacciatori potevano scavalcare i giornalisti e andarlo a salutare in stanza, per dirgli magari "Diego puoi contare sempre su di noi". Che squallore ricordare quando i media andavano a caccia dello soop del figlio dimenticato a Napoli... E quelli che fanno i superiori oggi sono ancora più squallidi, come Platinì che fa finta di non sapere che ad Usa '94 pur di averlo li, per vendere i biglietti, hanno lasciato che prima si imbottisse di anfetamine per dimagrire, per poi costruire un nuovo caso mediatico sull'urlo del drogato disperato contro la telecamera... Quanto ancora si potrebbe dire, quante persone hanno approfittato del suo talento, per poi lasciarlo nel momento del bisogno.... Io non voglio di certo farne un santo, Maradona è una maschera tragica, ma che è sempre stata circondata da persone più furbe di lui, persone senza scrupoli. Diego è schiavo della cocaina, e, con la sua debolezza, non è saputo uscirne, né tenere la dipendenza sotto controllo, come fanno moltissimi calciatori, nazionali azzurri compresi...Spero solo che dopo l'ultimo tormentone sull'ospedale psichiatrico lo lascino in pace, chi può aiutarlo non è il pubblico televisvo, nè i lettori dei giornali, ma solo le persone più care.

Postato da: Mariolucio a 19:11 | link | commenti (12) |

martedì, 24 agosto 2004
Dal Cile

CILE
Altri 5 conti segreti di Pinochet
Il giornale cileno La Tercera rivela che il giudice Sergio Munoz, che sta indagando sui conti segreti di Pinochet (fra 4 e 8 milioni di dollari trovati finora su una banca Usa), dopo aver interrogato l'ex dittatore il 6 agosto e aver ricevuto migliaia di documenti dal Congresso Usa, ha scoperto almeno altri 5 conti segreti su banche americane. Da Il Manifesto
 




Postato da: Mariolucio a 14:56 | link | commenti (13) |

Quesito senza risposta

Il senso del precario è legato all'amore, tutti noi lo sappiamo. Più le passioni sono forti, travolgenti, più si consumano celermente. Diceva Brecht "E tu che un tempo eri tutto per me, ma tutto passa". Ma perdere un amico vero con cui hai condiviso molto, questo è totalmente inopinato, impossibile da accettare, molto più inaccettabile della fine di una relazione amorosa. Quest'anno una mia amicizia si è spezzata. Inutile trastullarsi alla ricerca di cause contingenti, o di eventuali colpe, cosa che ho fatto per mesi, c'è qualcosa di inestricabile, qualcosa di inspiegabile in tutto ciò... Come può finire un'amicizia?

Postato da: Mariolucio a 00:00 | link | commenti (6) |

lunedì, 23 agosto 2004
Remo, core de Roma

...e me ne andavo da quella roma addormentata, puttanona...me ne andavo da quella roma dei pizzicaroli, dei casini,dei casini...me ne andavo da quella roma dei pisciatoi...la roma facista di piacentini,...Me ne andavo da quella roma fetente, impiegatizia..dei maritozzi con la panna senza panna...dalla roma del core de roma...quella roma che c'hai na sigaretta e prestame cento lire..da quela roma di merda!!!!!!mamma roma addio!!!!!!...Mi rimbomba dentro la canzone del più grande poeta romano contemporaneo Remo Remotti.

Postato da: Mariolucio a 01:09 | link | commenti (9) |

domenica, 22 agosto 2004
Montreal '76

Olimpiadi di Montreal '76, parallele asimmetriche. Una giovanissima ginnasta rumena di soli 14 anni esegue l'esercizio...Aromonia, geometria , bellezza, kantiana finalità senza scopo, purezza, perfezione...Attesa del verdetto dei giudici, lunghissima...il computer poteva esprimere al massimo un 9.99...il verdetto è 10, il primo 10 della storia della ginnastica...Il nome di quella piccola, esile ginnasta è Nadia Comaneci...

Postato da: Mariolucio a 14:51 | link | commenti (3) |

giovedì, 19 agosto 2004

Il Blog chiude per qualche giorno sono troppo triste per scrivere, continuerò a commentare i vostri post...Vi prego evitate di chiedermi cos' ho...

Postato da: Mariolucio a 22:24 | link | commenti (16) |

mercoledì, 18 agosto 2004
Dal Venezuela

Ecco perché Chavez ha vinto
Populista? Autocrate? Cubanizzazione? Niente di tutto questo. Il presidente bolivariano non sta tentando altra strada che quella di una socialdemocrazia radicale. E' questo che l'opposizione interna e Washington non tollerano. Una vittoria che servirà anche a Lula, Kirchner e anche a Fidel Castro
TARIQ ALI
Quando ero a Caracas, un paio di settimane fa, i chavisti erano fiduciosi della vittoria. L'affluenza alle urne domenica scorsa in Venezuela è stata massiccia: il 94.9 percento ha partecipato al referendum revocatorio. Il Venezuela, in virtù della sua nuova costituzione, accorda il diritto ai cittadini di revocare un presidente proma che lui o lei abbia completato il suo mandato. Nessuna democrazia occidentale comprende questo diritto in una costituzione, scritta o non scritta. La vittoria di Hugo Chavez avrà ripercussioni ben oltre le frontiere del Venezuela. E' una vittoria dei poveri verso i ricchi, ed è una lezione che Lula in Brasile e Kirchner in Argentina dovrebbero studiare bene. Fidel Castro, non Jimmy Carter, ha dato il cruciale avviso di andare avanti con il referendum. Chavez ha riposto la sua fiducia nel popolo dandogli voce in capitolo, e questo ha risposto con generosità. L'opposizione non farà che screditarsi ulteriormente se vorrà contestare il risultato. Gli oligarchi venezuelani e i loro partiti, che hanno combattuto questa costituzione con un referendum (dopo aver fallito il tentativo di rovesciare Chavez prima con un colpo di stato appoggiato dagli Stati uniti e poi con una serrata petrolifera condotta da una burocrazia sindacale corrotta), ora la usano per cercare di disfarsi dell'uomo che ha rafforzato la democrazia venezuelana. Hanno fallito. Per quanto forti siano i loro pianti (e quelli dei media che li sostengono, in casa e all'estero), il paese intero sa bene come stanno le cose: Chavez ha sconfitto i suoi oppositori democraticamente e per la quarta volta di seguito. La democrazia in Venezuela, sotto la bandiera dei rivoluzionari bolivariani, ha spezzato un corrotto sistema bipartitico che aveva favorito l'oligarchia e u suoi amici in Occidente. E questo è successo nonostante la totale ostilità dei media, tutti di proprietà privata: i due giornali quotidiani, l'Universal e El Nacional, così come i canali televisivi di Gustavo Cisneros e la Cnn non hanno cercato di dissimulare il loro totale appoggio all'opposizione. Alcuni giornalisti stranieri a Caracas si sono convinti che Chavez è un caudillo oppressivo e cercano dispereatamente di tradurre la loro fantasia in realtà. Non portano prove dell'esistenza di prigionieri politici, senza neppure parlare di campi di prigionia stile Guantanamo, o della rimozione di esecutivi di tv o direttori di giornali (come è successo senza neppure troppo scandalo nella Gran Bretagna di Blair).

Poche settimane fa a Caracas ho avuto una lunga conversazione con Hugo Chavez, spaziando dall'Iraq alle minuzie della storia e politica venezuelana al programma bolivariano. Per me è stato chiaro che quello che Chavez sta tentando è nient'altro che creare una socialdemocrazia radicale in venezuela, per cercare di dare voce e benessere gli strati più bassi della società. In questi tempi di deregulation, privatizzazioni e di un modello anglosassone in cui la ricchezza regola la politica, l'obiettivo di Chavez è guardato come rivoluzionario, anche se le misure che propone non sono molto diverse da quelle attuate dal governo Atlee nella Gran Bretagna del dopo-guerra. Un po' di ricchezza generata dal petrolio è spesa per istruire e curare i poveri.Oggi, poco meno di un milione di bambini delle baraccopoli e dei villaggi più poveri hanno avuto un'educazione gratuita. 1 milione e 200 mila adulti analfabeti hanno imparato a leggere e a scrivere. Un'educazione superiore è stata resa accessibile a 250 mila bambini la cui condizione sociale li escludeva da questo privilegio nel vecchio regime. Tre nuovi campus universitari sono stati attivati nel 2003, mentre altri sei saranno completati entro il 2006.

Per quanto riguarda l'assistenza sanitaria, 10 mila medici cubani, inviati per aiutare il paese, hanno modificato la situazione dei distretti più poveri dove sono stati costruiti 11 mila ambulatori, mentre il budget è stato triplicato.

Si aggiunga a questo il sostegno finanziario fornito dalle piccole aziende, le nuove case costruite per i poveri, è stata varata la legge di riforma agraria che ha superato la resistenza, legale o violenta, dei latifondisti.

Alla fine dell'anno scorso, sono stati distribuiti 2.262,467 ettari a 116.899 famiglie. Le ragioni della popolarità di Chavez sono evidenti. Nessun governo precedente ha considerato minimamente la situazione penosa dei poveri. E non si può fare a meno di notare che lo abbia fatto per una divisione tra i ricchi e i poveri, ma anche per una sul colore della pelle. I chavisti tendono alla pelle nera, e riflettono la loro origine nativa e schiava. Gli oppositori hanno la pelle chiara ed alcuni dei suoi più disgustosi rappresentanti definiscono Chavez «una scimmia nera». All'ambasciata americana di Caracas è stato anche organizzato uno spettacolo di marionette con uno scimmia che interpretava Chavez. Ma Colin Powell non gradì e l'ambasciatore fu obbligato a chiedere scusa.

Lo strano argomento avanzato in un editoriale ostile dell'Economist questa settimana che tutto questo è stato organizzato per guadagnare voti è straordinario. E' vero piuttosto il contrario. I bolivariani volevano il potere perché delle vere riforme fossero realizzate. Tutto quello che gli oligarchi hanno da offrire è più del passato e la rimozione di Chavez. E' ridicolo pensare che il Venezuela sia sull'orlo di una tragedia totalitaria. E' l'opposizione che è tentata di condurre il paese in quella direzione. I bolivariani si sono incredibilmente trattenuti.

Quando ho chiesto a Chavez di spiegare il suo pensiero, lui mi ha risposto: «Non credo ai dogmi della rivoluzione marxista. Non penso affatto che stiamo vivendo in un'epoca di rivoluzioni proletarie. Tutto questo deve essere ripensato. La realtà ce lo dice ogni giorno. Stiamo andando verso l'abolizione della proprietà privata e della società di classe in Venezuela? Non credo. Ma se mi si dice che è a causa di questa realtà che non si può fare nulla per aiutare i poveri, il popolo che ha fatto la ricchezza di questo paese con il suo lavoro e non dimentica mai che era spesso un lavoro schiavistico, allora io dico "Siamo nella stessa barca". Non accetterò mai che non ci sia una ridistribuzione di ricchezza nella società. Le nostre classi agiate non pagano nemmeno le tasse. E' una delle ragioni per cui mi odiano. Noi diciamo "Dovete pagare le vostre tasse". Credo che è meglio morire in battaglia, piuttosto che atteggiarsi a vero rivoluzionario puro e duro, e non fare nulla... Questa posizione mi sembra molto opportunistica una buona scusa... Prova a fare la tua rivoluzione, inizia a combattere, avanza poco a poco, anche se per un millimetro alla volta, ma nella giusta direzione, invece di sognare delle utopie». Ed è per questo che ha vinto. Da Il Manifesto





















Postato da: Mariolucio a 14:08 | link | commenti (7) |

Inavvertitamente, ho cancellato un commento del precedente post, svolazzato da borboleta. Nel commento affermava che non poteva spendere 60 cent per rispondere ad un mio sms...Mi copro la testa di cenere.

Postato da: Mariolucio a 11:58 | link | commenti (1) |

martedì, 17 agosto 2004
Non abbassiamo la guardia

Georg von Schonerer, politico pangermanista favorevole all'unione di Austria e Germania e convinto antisemita, nel 1885 aveva dichiarato che l'antisemitismo era il più grande traguardo raggiunto nell'ottocento. Karl Lueger, ploitico, cristiano-sociale, che nei primi del novecento usò l'antisemitismo per mobilitare le masse per cristallizzare il risentimento dell'uono comune. Richard Wagner, compositore, definì gli ebrei"il demone duttile della decadenza umana"; Wilhelm Marr giornalista, creò lui il termine antisemita. Paul de Lagarde ideologo antisemita, studioso orientalista..Theodor Fritsch, pubblicista che nei suoi articoli ammoniva i tedeschi a non avere rapporti sociali e sessuali con gli ebrei per non infettarsi. Tutti questi signori, poltici e uomini mediocri ispirarono Hitler. Le loro idee erano astruse, infondate, eppure attecchirono, e formarono il fhurer.Quando oggi ascoltiamo gretti politici con idee xenofabe, e pensiamo che non abbiano alcun peso in fondo, quando leggiamo libri che incitano all'odio, che diventano magari pure best seller grazie al più grande quotidiano nazionale, non abbassiamo la guardia, molto facilmente dall'ignoranaza, dalla grettezza si scivola lungo il piano inclinato della tragedia.

Postato da: Mariolucio a 17:41 | link | commenti (3) |

lunedì, 16 agosto 2004
Padre Pio e il Tarantismo

Ricordo che qualche tempo fa studiai il libro di Ernesto De Martino "La terra del rimorso", in cui si spiegava il fenomeno del tarantismo, i fattori psicologici ed il ciclo coreutico musicale ad esso connesso. Il fenomeno ormai superato in senso antropologico, conseravato come fatto di memoria, era molto vivo nel Salento del primo dopo guerra, anche se ha radici antichissime. Il tarantismo si richiama all'orizzonte culturale del bacino del mediterraneo, del mar Egeo, ma ha anche una parentela con i riti vodoo(credo si scriva così)...Le persone che venivano morse dalla tarante, erano in genere soggette ad un gran senso di colpa...cadevano in uno stato di trans, e se ne liberavano attraverso un rito articolato, a più livelli, che fondeva il mondo pagano con il mondo cristiano. Una parte del rito comprendeva anche il ballo(da cui si è originata la tarantell)...Pensavo da non credente che preferirei vivere in quel mondo contadino, piuttosto che nell'era del santo globale,Padre Pio, espressione di una fede anticomunitaria, autoreferenziale, omologante.

Postato da: Mariolucio a 23:54 | link | commenti (6) |

Dal Brasile

Ho chiesto a Raquel, cittadina brasiliana, ed eltettrice di Lula, un suo parere sull'operato del governo. Conferma un pò l'impressione che mi ero fatto io dall'Italia, ma solo di impressione si trattava.. Fausto Bertinotti ha definito la politica di Lula come quella del "socialismo mimetico"...Speriamo non si mimetizzi troppo, tanto da diventare invisibile.

Mi chiedono cosa penso del governo Lula. Io ho votato PT (Partido dos Trabalhadores). Ma non ho il tesserino del partito quindi sono meno incazzata dai veri "petistas". Lula al potere non ha fatto niente di molto diverso dall'inizio del primo governo Fernando Henrique, del PSDB (Partido da Social Democracia Brasileira) - il quale poi al suo secondo governo non ha fatto quasi niente . La pubblicità per elegere Lula si basava in due cose, il fatto che era l'ora di Lula arrivare al governo e che il governo PSDB era stato il peggiore degli ultimi anni (cosa che non era tanto vera). Il programma del governo non si sapeva al certo cosa sarebbe stato. Io come tanti ho votato il partito. Altri hanno votato Lula. Altri hanno votato contro il PSDB.

Credo che dal punto di vista della politica estera il governo Lula stia facendo quello che si deve, cioè oponendosi alla politica estera nordamericana e cercando di proteggere gli interessi del paese nella WTO (World Trade Organization). Per quanto riguarda l'Educazione non ha fatto niente, assolutamente niente. Idem per quanto riguarda la salute. Ha datto il via a una riforma della previdenza che ha fatto incazzare tutti i dipendenti statali (che non sono la maggioranza della popolazione, ovviamente). Ha fatto incazzare quelli del Movimento dei Senza Terra (ma quelli si incazzano sempre, non importa molto il governo). Ma c'è il programma "Fome Zero" , una crescita (anche se discreta) dell'economia. Ci sono ancora tanti "Brasili" dentro il Brasile. Ci sono ancora tante differenze tra i ricchi e i poveri. Ci sono ancora tanti bambini che muoiono prima di un anno di vita. Ci sono ancora tantissimi analfabeti. Ci sono ancora tanti corruti in giro. La riforma agraria ancora si fa lentamente, ma si fa.

Forse si aspettava troppo in poco tempo. Forse si aspettava troppo da un uomo che non è un superuomo (anzi). Ma io vedo tante iniziative in giro. Tanta gente che lavora per farci sentirci cittadini di nuovo. È bello vivere in un paese-fenice.

Parlerò ancora di politica perché fra poco ci saranno le elezioni comunali

Postato da: Mariolucio a 19:29 | link | commenti (6) |

Uffffffffffff....ritratto tutto, il pensiero appena ciatato appartiene a borboleta, la più bella e sensuale intelligenza del pianeta splinder...

Postato da: Mariolucio a 14:41 | link | commenti (5) |

NON MI SI PUò CHIEDERE DI tradurre in italiano quello che sento in portoghese... Questo pensiero è mio, l'ho figliato dopo una notte insonne, diffidate da una folle maniaca di lavatrici, che millanta una paternità sul suddetto

Postato da: Mariolucio a 13:41 | link | commenti (1) |

sabato, 14 agosto 2004
The Dreamers

Questa è una critica che ho fatto un pò di tempo fa, apparsa sul sito del mio amico Daniele, grande esperto di cinema. Il sito non è momentaneamete in rete perchè si è dimenticato di pagare il dominio.

The Dreamers.

"Solo come fenomeno estetico l'esistenza, e con essa il mondo appare giustificata".F.Nietzsche.

"The dreamers" è uno dei film meglio riusciti di Bernardo Bertolucci,perchè è un tentativo radicale di (ri)-comprensione cinematografica, tentativo di superamento dell'immagine reduplicata; superamento che non è da intendersi nell'accezione hegeliana, non come possibilità di una sintesi, di una chiusura logica, ma come ri-volgimento, re-gressione all'istanza cinamatografica più genuina("Volevamo ricevere le immagini per primi quando erano ancora fresche"), ad una dimensione onirica, non alogica, ma pre-logica. Il punto di partenza della mia analisi, ma anche il punto di approdo, è di spiegare quella che è la funzione riflettente che assumono i tre personaggi principali. Chi sono Matthew, e Theo ed Isabelle?. Forse ad un primo livello potremmo asserire che sono le anime del regista stesso che coesitono nella narrazione, oppure più semplicemente tre ragazzi che hanno vissuto una passione eversiva nel maggio di Parigi. Quello che io sostengo,invece, è che Matthew,Theo ed Isabelle, sono la messa in opera di due impulsi costitutivi, che presiedono l'opera d'arte, e la loro degenerazione; dunque attraverso questi personaggi è il film stesso a suggerire il principio metafisico su cui si fonda il cinema e la sua negazione. Ma quali sono questi impulsi operanti?. Io sostengo la tesi che siano riconducibili all'Apollineo e al Dionisiaco Nietzschiani, così come sono stati trattati nella "Nascita della tragedia". Per Nietzsche questi due impulsi sono operanti nella tragedia attica(quella di Eschilo e Sofocle), e trovano la loro unificazione nel rapporto di dipendeza reciproca tra il coro(elemento sensibile-dionisiaco) e la scena (elemento intellegibile-apollineo).

In prima battuta vengono collocati dal filosofo di Rocken in un rapporto oppositivo, dove l'apollineo è rasserenante evidenza figurativa dell'arte plastica e il dionisiaco l'inquietante sensualità dell'arte musicale. Però non dobbiamo lasciarci ingannare da un' interpretazione corriva sulla natura e sulla relazione dei due impulsi. Pur essendo forze vitali elemantari, queste sono afflitte da un'interna tensione, come si può rilevare dall'analogia col sogno e con lo stato di ebrezza cui Nietzsche fa ricorso. Il sogno è il venire alla forma e all'apparenza del vivente umano ma anche il carattere di illusione indissociabile ad ogni rappresentazione, così l'ubriachezza non è solo stato estatico ma anche perdita della presenza a sé, stato di confusività. Dunque Apollo è il dio che presiede al principio di individuazione, all'apparire ordinato delle forme, mentre Dioniso è traboccamento vitale, forza che scompagina l'ordine apollineo. I due impulsi cercano di pervenire ad una difficile composizione,come se il dionisiaco volesse palesare a sé stesso i suoi aspetti confusivi rappresentandoseli, e l'apollineo dovesse cedere il posto ad un immagine in grado di raffigurare la verità superendo il suo carattere di illusorietà. Nella tragedia Attica si giunge al pieno dispiegamento del processo per cui il dionisiaco diventa capace di apparenza. La saggezza silenica, fondo oscuro del vivere, esposizione alla contingenza,riesce a venire alla presenza attraverso la bella forma apollinea, anzi questa saggezza può nel suo venire alla presenza non solo essere accettata ma affermata. Scrive Nietzsche"La tragedia è coro dionisiaco che sempre di nuovo si scarica in un mondo apollineo di immagini", così "Dioniso finisce per parlare la lingua di Apollo,ma alla fine Apollo parla la lingua di Dioniso". Dunque le due forze si riconvertono l'una nell'altra, il sensibile si riconverte nell' intellegibile e viceversa, il logos non è ancora separato dal mythos, che gli dà da pensare, il pensiero si sensibilizza e il logos si enuncia come mythos.

Alla luce di ciò , credo che volontariamente o no,Bertolucci abbia ri-figurato in Matthew questa istanza tragica, questo stare insieme del rampollare della vita e del suo essere ri-petuto in una forma, che non lo conchiude. Il giovane studente americano è l'incarnazione dell'istanza immaginativa, costruttrice del film stesso,è il punto di incontro tra sensibile e intellegibile. Nella sequenza della cena a casa dei gemelli, ne abbiamo subito una prova. Il Padre-poeta(come non pensare ad Attilio Bertolucci?), incomincia a spiegare cos'è l'ispirazione, ma Matthew non lo ascolta, ed è chiamato a giustificare, da parte dell'oratore, questa sua distrazione. Matthew non fa un discorso sull'arte, sull'ispirazione, ma si serve della parola per ispirare. La sua potremmo dire in accordo con Nietzsche è sofia, non filo-sofia; non sente l'urgenza di dire cosa è l'arte, vuole eprimere solo la sua matematica della fantasia, la sua geometria immaginativa. Matthew sembra dirci che la poesia, nella sua accezione più radicale, come poiesis, è messa in opera della verità, è la verità sensibilizzata, che è tale solo nel suo essere sensibilizzata, che respinge qualsiasi delegittimazione di natura logica. Dice Matthew"Più guardo le cose in questa stanza,[...] e più ci si rende conto che c'è una specie di armonia cosmica, io non so che cos'è, ma so che è così". Dunque ci viene mostrata, viene messa in immagine, attraverso la parola e la gestualità, la contingenza, la mutevolezza sensibile che viene ricondotta in una forma, è il dionisiaco che si autorappresenta; viene portata all'apparenza quella stessa regione immaginativa in cui il mythos si sensibilizza, quella istanza pre-logica che fonda il cinema, l'originario statuto veritativo dell'opera d'arte. Questo non fonda però solo l'arte ma l'esistente, scrive Nietzsche" Solo come fenomeno estetico l'esistenza, e con essa il mondo, appare giustificata", dice la voce extradiegetica di Matthew nella prima sequenza"ci fu una sera nella primavera del '68 in cui il mondo sfondò lo schermo". L'opera d'arte giustifica l'esistente, gli conferisice significato, infatti l'interpretazione di scene e sequenze dei film che i tre ragazzi amano, è molto di più di un mero atto mimetico. L'opera d'arte si da come contestazione radicale del vigente, come esperienza di verità che rifiuta, come affermerebbe Adorno, qualsiasi dialettica razionalistico-sistematica, per porsi come"dialettica negativa", irriducibile a qualsiasi concettualizzazione.

Ora dobbiamo giustificare la presenza di Theo e Isabelle, e ci avvaliamo ancora dell'argomentazione Nietzschiana espressa ne "La nascita della tragedia". Per Nietzsche, ad un certo punto della sua storia, la tragedia si suicidò. Il suicidio non è nient'altro che la rottura dell'azione reciproca di dionisiaco e di apollineo, con il conseguente snaturamento dell'apollineo che non è più in relazione con il dionisiaco. I responsabili di ciò furono Euripide, poi Socrate e infine Platone che voleva"correggere l'esistenza" in nome del pensiero e della riflessione, ed è così che abbiamo l'inizio della filosofia e del nichilismo. Alla luce di ciò credo che Il personaggio di Theò sia riconducibile a questo snaturamento, è la messa in immagine del nichilismo nel senso più deterirore, è l'apollineo che si fa logos platonico, incapace di coesistere con la saggezza silenica, che vuole negare la fragilità del vivere, il dionisiaco, preferendo piegarlo e snaturarlo. Lo snaturamento del Dionisico trova la sua rappesentazione in Isabelle. Questa ragazza bella e misteriosa, impulso vitale, che è riconducibile a"il grembo oscuro della terra"(Nietzsche), e una traccia di ciò è il sangue mestruale, si snatura alla ricerca di una solido fondamento razionale. Le braccia che non aveva più, in quanto incarnazione della Venere di Milo, poco dopo ricompaiono e sbattono prepotentemente contro la parete, nella disperata ricerca del fratello, che vuole governarla, nientificarla. Theo dunque assurge alla figurazione dell'apollineo che si fa razionalità sistematica perchè ha rotto il suo legame originario con il dionisiaco, ed Isabelle è il dionisiaco che si nega perchè ha rotto il suo legame originario con l'apollineo. I due impulsi che coesitono in Matthew, che ama la poesia geometrica di Keaton, si sdoppiano e si snaturano in Isabelle eTheo. Mentre Metthew contesta il ruolo paterno semplicemente essendo se stesso, Theo parla la stessa lingua dei padri " Tutti i genitori dovrebbero essere arrestati, messi sotto processo, poi spediti in campagna per l'autocritica e la rieducazione". Quando alla fine della cena il padre va a letto perchè gli viene ricordato che deve alzarsi presto, c'è un semplice scambio di ruoli tra lui e Theo, perchè quest'ultimo si fa severo e burbero e il poeta sembra intimorito. Il rovesciamento dei ruoli trova il suo apice quando i ragazzi vengono sorpresi nudi nella tenda.

Matthew nella sequanza della vasca aveva detto a Theo che il cinema è un estremo atto di voyerismo, è come se i figli spiassero i genitori dal buco della serratura, ma alla fine sono i genitori a spiare i figli e a scappare intimoriti. Isabelle, che non sopporta l'onta di essere spiata dal proprio padre e dalla propria madre vuole suicidarsi, e il suicidio trova la sua figurazione non solo nel tentativo di morte biologica intentata dalla stessa Isabelle. Il masso che entra in casa non ha solo il ruolo di strappare i tre dalla dimensione domestica, o dalla morte, questo viene per così dire buttato nella diegesi come strumento per ricondurre il tentativo di suicidio intentato da Isabelle in un orizzonte significante più ampio. Il suicidio trova subito una sua continuità nell' uscita in strada, infatti Isabelle dice a Theo che la puzza che c'è in casa è il gas lacrimogeno. Ma il punto nodale è che la ragazza si nullifica seguendo Theo, senza opporre resistenza decide di tirare la molotov. Qui è come se un impressione, una traccia, quella suicida, previamente presentata, si ri-petesse su un altro livello, è come se il cinema, l'arte, cercasse di rendere conto della sua morte attraverso una sorta di ri-cognizione semantica sulla sua negazione. L'idea del film epico che Theo suggerisce a Matthew, dominato da una folla di "eguali", di comparse è anch'essa una traccia, che si ri-presenta, che trova la sua fattualità nel confondersi tra la folla per strada che grida in sincrono gli stessi slogan. In Theo, dunque, riscontriamo il decadimento della statuto veritativo dell'opera d'arte, ed anche il decadimento dell'istanza più genuina della rivolta studentesca. Theo assurge al ruolo di Razionalità assoluta, del soprasensibile che si impone sul sensibile, di logica oggettiva e "giusta", di idiolatria del fatto che accetta passivamente le situazioni esistenti, di dogmatismo marxista, di istanza teleologica che impone ineluttabilmente di buttare la bomba. Nella vasca Theo cita Sartre "Ognuno è responsabile". L'uomo per il pensatore francese è libero nella scelta e la libertà è negazione dell' in-sé, trascendimento di ciò che è verso ciò che non è. Ma Theo si è già pietrificato in un in- sé, è quello che Sartre definirebbe un esempio di malafede, malafede come fuga dall'angoscia e da sé stessi, come permanente comportamento umano, come un mentire a sé stessi, essendone non teticamente coscienti, come costruire un immagine di sé o una situazione che non è.

Giudico questo film come un capolavoro di ricercatezza formale. Il montaggio connotatitvo, si gioca su piani sovrapponibili, alla producibilità del dato, fa riscontro la ri-producibilità dello stesso. L'apice del cinema riflettente di Bertolucci viene presentato nella scena della masturbazione. Theo non sa rispondere all'enigma della sfinge/Isabelle, viene invitato a fare penitenza. Isabelle lo guarda compiaciuta mentre si masturba, poi di nuovo viene inquadrata la ragazza, poi c'è un raccordo di sguardo, viene inquadrato Matthew che a sua volta guarda Theo. Nella soggettiva di Matthew che guarda il ragazzo masturbarsi dinanazi la foto della Dietrich, cè molto di più della nostra identificazione con il punto di vista del ragazzo americano. Theo che si masturba configura lo spettatore estatico che cerca nell'immagine la risoluzione dell'enigma ma la risoluzione dell'enigma è l'immagine stessa che non può mai essere completamente dominata. Il punto di vista di Matthew, che attraverso la soggettiva si identifica con il nostro, è una ricognizione di quanto fa Theo, il suo (e il nostro) è uno stare nella diegesi e allo stesso tempo è un distanziamento critico da questa. E' solo attraverso gli occhi di Matthew che possiamo avere la scandalosa visione filmica, qui il cinema ci mostra il cinema, ci colloca tra fattuale e finzionale, tra rapimento estatico, sguardo cinefilo abbacinato, enigma oscuro, e distanzionamento razionale, ci svela un’ immagine che si presenta in una forma ordinata ma che continuamente fa cenno a un immagine più originaria, che non smette di ritirarsi in qualcosa d'altro dall'apparire.

Mario Lucio Genghini.

Postato da: Mariolucio a 23:45 | link | commenti (1) |

Adozioni cani

15 GIORNI SCARSI PER COLLOCARE 500 CANI DI CASA LUCA, IL CANILE SEQUESTRATO PER MALTRATTAMENTI.

PER ADOZIONI 340 5400353
SPERO CHE TUTTI COLORO CHE PASSERANNO DI QUA ABBIANO IL BUON CUORE DI POSTARE SUL LORO BLOG QUESTO MESSAGGIO.
GRAZIE.
Anche se come me non avete spazio a casa comunicate questo messaggio ai vostri amici che potrebbero!
Ps Il canile è a Roma.






Postato da: Mariolucio a 16:07 | link | commenti |

Quel simpaticone di Daniele

" Di Giorgino ho un aneddoto fantastico. Pare che sia andato a fare una conferenza a delle studentesse. I cellulari suonavano in continuazione. Al limite della pazienza Giorgino avrebbe urlato alle fanciulle: Basta! Usate il vibratore!"di Daniele Capezzone in un intervista al Corriere della sera magazine. Per la prima volta Capezzone è riuscito a farmi ridere.

Postato da: Mariolucio a 10:57 | link | commenti (1) |

venerdì, 13 agosto 2004
Stupida riflessione sull'amore

Non credo che l'amore presupponga un conoscersi, ma un ri-conoscersi. E' una nostra apertura sull'altro e sincronicamente su noi stessi, una ri-cognizione a livello sensibile su quello che siamo. E' un (con)-prendersi, che ha una radice oscura precedente l'incontro dell'amato/a...le persone che amiamo è come se le conoscessimo da prima di incontrarle.

Postato da: Mariolucio a 14:02 | link | commenti (12) |

giovedì, 12 agosto 2004
Ho sognato una granita.

Oggi non riesco a scrivere, il lato emotivo prevale su quello razionale...eppure potrei parlare di mille cose, delle follie di Calderoli, di Sirchia, dell'allarme terrorismo...Ma è il dodici di agosto sono stanco,gli afrori estivi mi spossano, vado a farmi una granita...

Postato da: Mariolucio a 17:49 | link | commenti (2) |

martedì, 10 agosto 2004
The passion

Aspettando che la distrubuzione di film riprenda regolarmente dopo la pausa estiva, vorrei porre alcune riflessioni sul film record di incassi della passata stagione, The passion. Analizzando l'opera su un piano puramente estetico l'ho trovata mediocre. Non vi ho potuto riscontrare alcun lavoro sul montaggio, si proponevano lunghe inqudrature dove si doveva dare tempo allo spettatore di leggere i sottotili, a causa della scelta di Gibson, del tutto esornativa, di recitare in aramaico. La dimensione psicologica dei personaggi era inesistente, semplici maschere del Male e del Bene, Bene avvolto da un pietismo vomitevole ,immagini cristallizzate, quasi fumettistiche. Oltre alla cura della fotografia,e a una discrerta organizzazione del profilmoco, c'era da apprezzare il gioco di sguardi. La madonna assurgeva al ruolo di concrezione dell'istanza spettatoriale calata nella diegesi. E' attraverso il suo sguardo malinconico, che è il nostro, attraverso il quale vediamo lo scandalo dell flagello del figlio dell'uomo. Ma il gioco è ripetuto all'eccesso e finisce per essere fine a se stesso... Quello che bisognerebbe intentare, e che non credo sia stata fatta fin ora, è invece un'analisi sociologica del film. Perchè nell'America post undici settembre fa così presa la passaione di Gesù?, perchè lo spettatore oggi è così affascinato da una storia così vuota ed acritica?. Scatta forse un processo di identificazione vittima/carnefice?...Non è forse pericolosa questa supina accettazione del Bene e del Male, così schematica, e non lo è altrettanto questa voglia, che ripsecchia un'angoscia mitica radicalizzata, di vedere il flagello?...Dai miei pochissimi lettori vorrei una risposta, su borboleta dimmi...

Postato da: Mariolucio a 15:43 | link | commenti (15) |

Le ultime parole di Luigi.

In Questo pomeriggio rovente, in questa calma piatta, ne approfitto per rileggere l'ultimo editoriale di Pintor.
LUIGI PINTOR

La sinistra italiana che conosciamo è morta. Non lo ammettiamo perché si apre un vuoto che la vita politica quotidiana non ammette. Possiamo sempre consolarci con elezioni parziali o con una manifestazione rumorosa. Ma la sinistra rappresentativa, quercia rotta e margherita secca e ulivo senza tronco, è fuori scena. Non sono una opposizione e una alternativa e neppure una alternanza, per usare questo gergo. Hanno raggiunto un grado di subalternità e soggezione non solo alle politiche della destra ma al suo punto di vista e alla sua mentalità nel quadro internazionale e interno.

Non credo che lo facciano per opportunismo e che sia imputabile a singoli dirigenti. Dall'89 hanno perso la loro collocazione storica e i loro riferimenti e sono passati dall'altra parte. Con qualche sfumatura. Vogliono tornare al governo senza alcuna probabilità e pensano che questo dipenda dalle relazioni con i gruppi dominanti e con l'opinione maggioritaria moderata e di destra. Considerano il loro terzo di elettorato un intralcio più che l'unica risorsa disponibile.

Si sono gettati alle spalle la guerra con un voto parlamentare consensuale. Non la guerra irachena ma la guerra americana preventiva e permanente. Si fanno dell'Onu un riparo formale e non vedono lo scenario che si è aperto. Ciò vale anche per lo scenario italiano, dove il confronto è solo propagandistico. Non sono mille voci e una sola anima come dice un manifesto, l'anima non c'è da tempo e ora non c'è la faccia e una fisionomia politica credibile. E' una constatazione non una polemica.

Noi facciamo molto affidamento sui movimenti dove una presenza e uno spirito della sinistra si manifestano. Ma non sono anche su scala internazionale una potenza adeguata. Le nostre idee, i nostri comportamenti, le nostre parole, sono retrodatate rispetto alla dinamica delle cose, rispetto all'attualità e alle prospettive.

Non ci vuole una svolta ma un rivolgimento. Molto profondo. C'è un'umanità divisa in due, al di sopra o al di sotto delle istituzioni, divisa in due parti inconciliabili nel modo di sentire e di essere ma non ancora di agire. Niente di manicheo ma bisogna segnare un altro confine e stabilire una estraneità riguardo all'altra parte. Destra e sinistra sono formule superficiali e svanite che non segnano questo confine.

Anche la pace e la convivenza civile, nostre bandiere, non possono essere un'opzione tra le altre, ma un principio assoluto che implica una concezione del mondo e dell'esistenza quotidiana. Non una bandiera e un'idealità ma una pratica di vita. Se la parte di umanità oggi dominante tornasse allo stato di natura con tutte le sue protesi moderne farebbe dell'uccisione e della soggezione di sé e dell'altro la regola e la leva della storia. Noi dobbiamo abolire ogni contiguità con questo versante inconciliabile.

Una internazionale, un'altra parola antica che andrebbe anch'essa abolita ma a cui siamo affezionati. Non un'organizzazione formale ma una miriade di donne e uomini di cui non ha importanza la nazionalità, la razza, la fede, la formazione politica, religiosa. Individui ma non atomi, che si incontrano e riconoscono quasi d'istinto ed entrano in consonanza con naturalezza. Nel nostro microcosmo ci chiamavamo compagni con questa spontaneità ma in un giro circoscritto e geloso. Ora è un'area senza confini. Non deve vincere domani ma operare ogni giorno e invadere il campo. Il suo scopo è reinventare la vita in un'era che ce ne sta privando in forme mai viste.

 




Postato da: Mariolucio a 14:17 | link | commenti |

domenica, 08 agosto 2004
La doppia morale

Molti cattolici, fra cui molti simpatizzanti di questo governo, accusano il mondo laico di essere non rispettosi del valore della vita, e schiavi della tecnica.."Ogni individuo, è superiore ad ogni prezzo, e non ammette nulla di equivalente", diceva Kant, e questi cattolici sembrano essere pienamente d'accordo, rifutando qualsiasi tipo di imperativo ipotetico . Si propongono come modelli di coerenza morale, e danno per certo che un piccolo grumo di cellule sia già un essere umano. Supponiamo che questo sia il vero, pur sapendo che molti scienziati non la pensano in questa maniera. Ma perchè il loro approccio etico cambia quando si parla di guerra in Iraq?. Diventano inopinatamente utilitaristi convinti. "Il fine è esportare la democrazia, non importa quante vite siamo costretti a sacrificare, lo facciamo per un bene più grande", questo il senso di quello che pensano. Con in volto il convincimento che non si poteva evitare, si commuovono per Quattrocchi o, un pò meno, per gli 11000 iraqueni ammazzati.

Non voglio esprimere la mia preferenza per un modello etico rispetto ad un altro, volevo solo rimarcare la pochezza di un certo mondo cattolico che è pronto a fare le crociate anti -abortiste, o a fare leggi come quelle sulla fecondazione assistita che ci allontanano da tutta eurapa, e allo stesso tempo a veder morire migliaia di uomini in nome della "democrazia" e del petrolio. Il rispetto per l'individuo, sacro ed inviolabile, paradossalmente, cambia a seconda delle convenienze.

Postato da: Mariolucio a 01:13 | link | commenti (4) |

Ticket sull'aborto

La proposta del senatore Gentile, è l'ennesima cattiva proposta di questa maggioranza. Tanto più grave quando lede i diritti della donna. Spero solo che il ministro non la prenda in considerazione, non vorrei tornasse all'ordine del giorno l'aborto clandestino...

Postato da: Mariolucio a 00:27 | link | commenti (1) |